Mentre scrivo, ed è il 23 maggio 2024, l’indice S&P500 ha migliorato i suoi massimi assoluti da inizio anno per 24 volte.
E gli altri listini non sono rimasti a guardare: circa la metà delle borse mondiali sono a loro volta a ridosso dei massimi storici. Quali sono i motivi?
Una recessione economica che non arriva e che probabilmente, se e quando arriverà, sarà piuttosto soft.
Utili societari in perfetta forma, l’aspettativa che il ribasso dei tassi sia solo rimandato ma non certo archiviato visto il rallentamento dell’inflazione anche oltreoceano.
Una serie di spiegazioni (rigorosamente ex-post), legato alle decisioni delle banche centrali, all’andamento dei dati economici, agli eventi geopolitici e a quelle che sembrano essere le aspettative generali del mercato.
Non invento nulla: tutti questi fattori hanno un’importanza fondamentale per comprendere cosa è successo sui mercati.
Non a caso i fari sono costantemente accesi sui dati economici in generale, nei giorni in cui i banchieri centrali parlano si vivono giornate di estenuante attesa, ogni giorno viene reso noto qualche indice di fiducia, lavoro, produzione e via discorrendo. Eppure, anche con tutte queste informazioni a disposizione, prevedere l’andamento futuro di una qualsiasi asset class resta una missione impossibile.
So che oggi è stato raggiunto per la ventiquattresima volta nell’anno un massimo storico. Se questa progressione continuasse al medesimo ritmo a dicembre potremmo festeggiare il sessantesimo nuovo massimo. E magari sarà così.
E ci saranno mille motivi che lo giustificheranno. In fondo anche l’andamento terrificante dei mercati nel 2022, ancora fresco nella memoria, è perfettamente spiegabile se guardato dallo specchietto retrovisore. Ma se devo guidare non posso che guardare avanti e tenere bene a mente alcuni principi fondamentali.
Diciamo le regole base. Una delle più importanti è il principio della mean reversion o, lasciando perdere il solito inglese, il principio della regressione alla media.
Non si tratta di un concetto puramente finanziario ma solo di un normale fenomeno statistico, valido in qualsiasi ambito della vita.
L’esempio più banale? Lanciando una moneta in aria quante possibilità avresti di ottenere testa?
Naturalmente il 50%. Prova a farlo.
Io ho ottenuto testa per ben 6 volte di fila prima di vedere il retro. Eppure questo non cambia il fatto che le mie probabilità di ottenere testa restino saldamente al 50%.
Aver ottenuto testa sei volte di fila è stato un caso: tante più volte la lancerò in aria tanto più mi avvicinerò alla probabilità attesa. Ovvero la metà delle volte otterrò testa e l’altra metà croce.
Il risultato eccezionale di breve periodo, sei volte testa in sei lanci, regredisce verso la media del 50% nel lungo periodo, ovvero all’aumentare del numero dei lanci. Lo stesso principio si applica ai mercati finanziari.
Le asset class possono avere periodi di performance eccezionale o disastrosa ma, nel lungo periodo, tendono a regredire verso la media storica. È come se il mercato, nel suo apparentemente caotico balletto di alti e bassi, cercasse costantemente di ricondursi verso un punto di equilibrio.
È una delle leggi non scritte che governano il mondo finanziario. Come fai però a sapere se un asset è salito abbastanza e se regredirà verso la media perdendo valore? O se quello che è sceso molto ha davvero toccato il fondo e non scenderà ancora? Quanto tempo ci vorrà perché il valore torni alla media?
Semplicissimo: non puoi saperlo in nessun modo.
Come non lo posso sapere io o chiunque altro al mondo. Proprio per questo, esattamente come è necessario non farsi prendere dal panico quando le cose vanno male, sarebbe altrettanto deleterio fare il contrario: prendersi troppi rischi quando le cose vanno bene o addirittura troppo bene. Perché prima o poi la mean reversion farà il suo lavoro.
E tenerla bene a mente ti permetterà di non cadere vittima di facili entusiasmi o eccessivi pessimismi di fronte all’irragionevolezza apparente dei mercati.
Le altre regole? Sempre le stesse:
DIVERSIFICA I TUOI INVESTIMENTI: le asset class si comportano in modo diverso in momenti diversi. Una buona diversificazione riduce significativamente l’impatto di una importante discesa di una delle attività finanziarie;
RISPETTA IL TUO PIANO PER GLI OBIETTIVI DI LUNGO TERMINE: il tempo è il tuo migliore alleato e rende poco significativi gli allontanamenti dalla media. Restare disciplinato nei periodi di volatilità ti permetterà di beneficiare dell’andamento complessivo dei mercati nel tempo;
RIBILANCIA IL TUO PORTAFOGLIO PERIODICAMENTE: nel corso del tempo i rendimenti di una certa asset class possono superare di molto la media. O restare ben al di sotto anche per lunghi periodi. Prendere profitto dagli asset che hanno sovraperformato e reinvestire i proventi ti permetterà di sfruttare al meglio le opportunità di crescita e a ridurre l’impatto dei periodi negativi;
MONITORA IL RISCHIO E FAI DEGLI AGGIUSTAMENTI: nel tempo il portafoglio si modifica in base agli andamenti del mercato. Ma ben più importante, anche i tuoi obiettivi finanziari cambiano. Quello che era dieci anni fa un obiettivo di lungo termine, oggi ha un orizzonte ben più limitato.
Pertanto, se si avvicinano delle “scadenze di vita” i rischi vanno ridotti indipendentemente dall’andamento dei mercati. Insomma, la regressione alla media è una costante nelle dinamiche del mercato finanziario e non dovresti mai dimenticare che è una sorta di faro a cui puntare. Sia quando hai le correnti a favore che quando il mare è in tempesta. Ma quello che conta davvero è saperla sfruttare a proprio favore in modo strategico associandola a tutti gli altri principi cardine che regolano una buona pianificazione finanziaria. Per non diventare una vittima di MR MARKET (link)
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